A CHE VELOCITÀ SVOLGERE GLI ESERCIZI?

Oggi ci occupiamo di un elemento spesso trascurato: la velocità di esecuzione degli esercizi.

La linea guida principale da seguire è tentare di mantenere la velocità in modo fluido, con tensioni continue, senza accelerazioni fra le serie né all’interno della medesima ripetizione. Il lavoro fluido e costante, oltre ad ottimizzare il risultato, molto spesso va a prevenire potenziali traumi o infortuni, sia muscolo-tendinei che articolari.

Risulta naturale che questo discorso sia valido per l’ambito sopra citato, mentre sulla base di una preparazione fisica sport-specifica tutto ciò può essere chiaramente rivisto in base all’obiettivo prefissato. Nel caso di un lavoro per la forza esplosiva, ad esempio, è necessario calibrare una percentuale di carico che permetta l’esecuzione di esercizi a velocità massimale. Ulteriori casi in cui la contrazione continua e fluida non è opportuna riguardano le condizioni di acclarata presenza di problemi nella circolazione sanguigna e/o linfatica. Quando un muscolo si contrae, infatti, la pressione esercitata occlude i vasi sanguigni che lo percorrono, provocando una temporanea ipossia locale e conseguente accumulo di lattato. Tale situazione, per soggetti affetti da problematiche cardiocircolatorie, può rivelarsi particolarmente pericolosa. Stesso discorso vale per le problematiche circolatorie che determinano inestetismi come ad esempio la panniculopatia fibroedematosa (comunemente definita “cellulite”). In questo caso, sarà opportuno prevedere micropause di rilassamento ad ogni ripetizione o ad ogni serie dell’esercizio. In generale comunque è necessario evitare il protrarsi per molti secondi di una contrazione di tipo occlusivo.

La velocità di esecuzione del lavoro ha un’influenza diretta anche sul TUT (Time Under Tension), elemento determinante per comprendere al meglio quale tipo di adattamento sarà prodotto dal lavoro svolto. Quando l’esecuzione è particolarmente lenta, infatti, la quantità di carico utilizzabile è naturalmente inferiore ma il TUT è maggiormente elevato e questo ha vantaggi importanti soprattutto per adattamenti di tipo ipertrofico. Viceversa, una esecuzione relativamente più rapida, ma con un carico significativamente maggiore, produrrà un TUT di minore entità e con maggiori vantaggi riguardo lo sviluppo della forza. Questo non significa che il TUT dovrà restare costante e invariato, ma come ogni altro elemento che concorre a produrre un adattamento dovrà essere anch’egli adeguatamente modificato, pur tenendo conto della sua diretta incidenza in termini di adattamento.

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